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Dal Rifugio Forni al passo Zebrù: silenzi, memoria e marmotte

Sabato 29 giugno 2025 – A volte una gita in solitaria riesce a regalarci più compagnia di quanto ci aspettiamo. Compagnia fatta di ricordi, di incontri inaspettati e di una natura che sa parlare forte anche nel silenzio. Questo è stato il mio cammino verso il passo Zebrù, dal Rifugio Forni, in Alta Valtellina.

La partenza: l’alba, la strada, la montagna

La sveglia suona presto, e alle 5:40 parto da Bormio. La salita in auto verso Santa Caterina Valfurva ha già il sapore dell’estate: fresca, silenziosa, ancora avvolta dall’ombra delle vette. Dopo aver pagato il ticket giornaliero (10 €) poco prima di Santa Caterina, raggiungo il Rifugio Forni (2178 m) alle 6:15.

Zaino pronto, scarpe da trail running nuove e ben aderenti ai piedi, parto sul sentiero. Il terreno è perfetto, compatto, senza alcuna difficoltà tecnica, se non un po’ di pendenza all’inizio e nel tratto finale. Sono completamente solo, e questo rende l’esperienza ancora più intima.

La salita e i ricordi del Cevedale

Dopo circa 1 ora e 10 minuti, arrivo al Rifugio Pizzini e mi fermo per qualche minuto: la vista sul ghiacciaio del Cevedale mi ruba il fiato e… la mente. Impossibile non ricordare quell’agosto del 2021, quando con due amici partimmo da qui per raggiungere il Rifugio Casati, e da lì proseguimmo sul ghiacciaio del Cevedale. Un’esperienza intensa, faticosa e indimenticabile.

Oggi il sentiero prosegue tranquillo fino al passo Zebrù (3005 m), dove arrivo verso le 8:15. Il panorama è maestoso, puro. Mi affaccio su un orizzonte di creste, ghiaccio e vento. L’idea iniziale era di salire fino alla Cima dello Zebrù (3119 m), ma il sentiero è ancora innevato: inutile rischiare. Meglio fermarsi, ascoltare, godere.

Incontri e rientro

Durante la salita, due marmotte mi osservano con sospetto dalle rocce. Poco dopo, durante la discesa intorno a quota 2.900 m, un cucciolo di capriolo attraversa il sentiero con grazia. È uno di quei momenti che ti restano dentro.

Inizio la discesa. Solo oltre il Rifugio Pizzini, incontro una coppia che sale con passo deciso: stanno andando verso il Rifugio Quinto Alpini (2877 m), importante punto di riferimento per chi esplora questa zona. Tanti escursionisti lo scelgono come base per avventure ben più impegnative, ma anche solo come tappa per godersi la montagna più selvaggia.

Rientro al Rifugio Forni con la fame giusta per una seconda colazione meritata, che mi concedo con calma e soddisfazione.

Informazioni tecniche: trekking Rifugio Forni – passo Zebrù

  • Data: 29 giugno 2025
  • Partenza: Rifugio Forni (2178 m)
  • Arrivo: passo Zebrù (3005 m)
  • Dislivello positivo: ~850 m
  • Tempo di salita: ~2 ore
  • Tempo di discesa: ~1.5 ore
  • Difficoltà: E (escursionistico), nessuna difficoltà tecnica
  • Equipaggiamento: scarpe da trail running con buon grip
  • Segnaletica: ottima, sentiero ben tracciato
  • Note: fondo in perfette condizioni fino al passo, presenza di neve oltre

Ti piacerebbe farla?

Consiglio questa escursione a chi abbia un minimo di allenamento e voglia vivere l’alta montagna in modo accessibile e sicuro.

Panorama straordinario, tracciato ben tenuto e possibilità di combinare la gita con mete come il Rifugio Pizzini, il Quinto Alpini o – per i più esperti – il Casati e il ghiacciaio del Cevedale.

1 commento su “Dal Rifugio Forni al passo Zebrù: silenzi, memoria e marmotte”

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