Serve and volley, un colpo pazzesco del tennis passato

Essendo nato a metà degli anni Ottanta, la grande passione per il tennis ha fatto sì che mi trovassi di di fronte a un gioco che si stava evolvendo radicalmente. Un tennis che iniziava a svolgersi con lunghi scambi da fondo e che avrebbe, di lì a qualche anno, dato un’impronta decisiva allo stile di gioco moderno. Fortunatamente erano gli anni in cui Sampras vinceva a Wimbledon, in cui giocatori come l’australiano Pat Rafter incantava le platee con le sue discese a rete. Nel frattempo nascevano i grandi ribattitori, come gli americani Andre Agassi e Jim Courier. Ho avuto quindi tempo di ammirare uno stile di gioco che ha contribuito non poco alla mia grande passione per questo meraviglioso sport. Stiamo parlando del Serve & Volley e quando si pronuncia tale termine, lo si associa immediatamente a Wimbledon, considerato non a torto il tempio del tennis.

Serve and volley, un’arte oggi estinta

Quando pensiamo al Serve & Volley, dobbiamo immaginare il battitore che, dopo aver eseguito con efficacia la prima palla di servizio e in certi casi anche la seconda (serve), si reca rapidamente nei pressi della rete per tentare di sfruttare il vantaggio ottenuto con l’ottima battuta e quindi chiudere il punto con un colpo al volo, quale può essere una volée o uno smash (volley). Ogni volta che si giudica tale abilità, la si collega all’eleganza e all’estetica in quanto snodata in gesti tecnici piuttosto pregevoli: insomma, una veria e propria arte. Ne è riprova la disamina della tecnica di coloro che, decenni addietro, facevano del Serve & Volley il proprio credo tennistico. Campioni dotati di talento purissimo, di una tecnica sopraffina e in certi casi, anche di un carattere spregiudicato e virtuoso.

Tale arte, quale viene definita dalla quasi totalità degli esperti, è ormai estinta nel circuito professionistico. La sua fase calante, iniziata negli anni Novanta, ha raggiunto il culmine con l’avvento del nuovo millennio. Viene ancora praticata spesso a livello amatoriale, dove i semplici appassionati, in specie quelli memori delle imprese di campioni del calibro di Sampras, McEnroe e altri, provano a cimentarsi in questa affascinante quanto complessa abilità, che in passato rappresentava la normalità. Recarsi nei pressi della rete rappresentava quasi un obbligo, a causa di attrezzi non troppo affidabili e campi non perfetti. Tutto ciò rendeva molto faticoso reggere una partita piena di scambi da fondo e dunque  sorgeva la necessità di abbreviarli tentando la chiusura a rete.

Si pensi all’italiano Adriano Panatta, il quale nel 1976 mise a punto la triade Roland Garros, Roma e Coppa Davis. Attaccante puro, era in grado di giocare un ottimo Serve and Volley e nel torneo delle leggende disputato in coppia con John McEnroe al Roland Garros ha dimostrato, nonostante le difficoltà fisiche, di non aver affatto perso il proprio tocco. Intervistato, ha espresso il suo disappunto per la scomparsa dell’abilità tecnica di cui faceva uso quando affrontava Borg e Vilas negli anni Settanta. Puntando l’occhio sui tornei del Grande Slam, Wimbledon e US Open offrivano le superfici più veloci, adatte per eseguire il Serve & Volley. Invece, quelle degli Australian Open e del Roland Garros favorivano il gioco da fondocampo. In passato, infatti, gli specialisti della terra rossa tendevano a snobbare i Championships di Londra, in quanto lo stile di gioco che caratterizzava il torneo collideva appieno con il proprio modo di impostare il match.

Aspetti tecnici del Serve and volley

Questo stile molto aggressivo aveva il pregio di riuscire a mettere sotto pressione l’avversario, il quale doveva obbligatoriamente rispondere bene, pena subire un colpo al volo vincente. Di contro il “Serve and Voller” doveva servire in maniera efficace se voleva evitare di subire una risposta vincente. Senza però servire troppo velocemente, altrimenti non avrebbe avuto il tempo di arrivare vicino alla rete, che è proprio ciò che accade nel tennis moderno, essendo la crescente velocità una causa della estinzione di questo schema. Quindi, in passato, si era soliti servire uno slice a uscire, una botta al corpo o un kick dal rimbalzo molto alto: tali variazioni consentivano una rapida discesa a rete e al contempo rendevano complicata la risposta dell’avversario.

Oggi viene praticato molto raramente, eccezion fatta per gli specialisti del doppio. Per quali motivi? L’evoluzione del tennis verso uno stile di gioco riempito di potenza e di rotazioni da fondo sta portando alla scomparsa dei giocatori di volo. La pesantezza delle nuove palline, magari con un deciso top-spin impresso a esse, rende la gestione della volée molto più complicata. In tal modo il colpo al volo diventa difensivo volto a ribattere una palla scagliata con una forza impensabile negli anni in cui il Serve & Volley imperversava. A ciò si aggiunge l’evoluzione delle attrezzature e della tecnologia, che hanno giocato un ruolo importante nella crescita moderna di questo sport. C’è stato dunque un ribaltamento di piani: la risposta, una volta abilità prevalentemente difensiva, è divenuto un fondamentale momento offensivo, neutralizzando l’efficacia della discesa a rete del battitore. A ciò si somma il rallentamento delle superfici di gioco. Una su tutte quella del torneo per eccellenza, Wimbledon, che si svolge sul manto erboso: gli organizzatori, negli ultimi anni, hanno rallentato la superficie per via delle piogge, che producevano effetti devastanti sul campo. A ciò si univa la necessità, a dir loro, di ravvivare i match, spesso monotoni e per nulla coinvolgenti.

Nel circuito professionistico, oggi come oggi, la suddetta abilità rappresenta una variante, un espediente non ripetitivo utilizzato dagli atleti per tentare di spezzare il ritmo all’avversario. In tal contesto, il pensiero va agli Australian Open del 2014, dove nei quarti di finale lo svizzero Stanislas Wawrinka, futuro vincitore del torneo, ha estromesso il numero uno al mondo Novak Djokovic che, sul match point per l‘elvetico al quinto set, tentò di sorprendere l’avversario con un audace Serve & Volley. La scelta, in parte, si rivelò efficace in quanto il rossocrociato sorpreso dalla soluzione coraggiosa e anche un po‘ avventata del serbo, rispose in maniera morbida e imprecisa. Djokovic, dal canto suo, forse per la tensione dovuta alla delicatezza del punto, sbagliò una comoda volée, sancendo la propria eliminazione dalla competizione. Perciò si tratta di una abilità tecnico-tattica piuttosto complessa. Per poterla eseguire in maniera ottimale sono necessarie eccellenti doti tecniche da abbinare a una buona preparazione fisica. Nello specifico, oltre alla ovvia necessità di possedere un ottimo gesto tecnico quando si serve in tutte le sue varianti (prima e seconda, piatta, in kick, slice), sarà necessario destreggiarsi pure nei colpi di volo, quindi nelle volée di diritto e di rovescio e nello smash.

Demi-volée

Occorre pure menzionare, in tal contesto, un colpo che può ricorrere nelle situazioni create dal battitore che si reca nei pressi della rete, cioè la demi-volée. Può accadere che, nonostante l’ottimo servizio, il ribattitore riesca a mandare la palla immediatamente oltre la rete, bassa tra i piedi dell’avversario che nel frattempo si sarà già recato in quella zona. In tal caso il giocatore che ha proposto il Serve and Volley potrebbe non essere in grado di colpire la palla al volo e, quindi, si veda costretto a subirne il rimbalzo, obbligato così a giocare un colpo di estrema difficoltà, cioè la demi-volée. La difficoltà consisterà nell‘eseguire un colpo molto rapido senza preparazione, volto a “togliersi la palla dal corpo”. Lo statunitense McEnroe era un vero e proprio maestro in tale gesto, in quanto riusciva a compierlo con una maestria non comune.

Dal punto di vista tecnico-tattico sono necessari alcuni accorgimenti:

  • Recarsi nei pressi della rete solo dopo aver servito adeguatamente. Non è necessario dover andare a rete rapidamente.
  • Variare la propria tattica in base alla superficie di gioco. Si pensi alle difficoltà di esecuzione di un Serve & Volley sulla terra battuta, a causa del rimbalzo molto più lento provocato dal manto.
  • Servire al corpo. Può rivelarsi un utile stratagemma, in quanto non si danno angoli all’avversario, costringendolo a una risposta più centrale, rendendo perciò più semplice la successiva chiusura a rete.
  • Servire angolato. Ciò consente al battitore di aprirsi il campo e di chiudere lo sfidante nell’angolo opposto, oppure di sorprenderlo in contropiede, come era solito fare lo svedese Stefan Edberg.

Aspetto fisico, quale allenamento svolgere?

Per ciò che concerne l’aspetto fisico, occorre invece allenare gli scatti, indispensabili per recarsi a rete nei tempi giusti. Serve dunque un’ottima predisposizione nel muovere rapidamente i piedi a piccoli passi in avanti e mantenendo ottimali condizioni di equilibrio: tutti caratteri che facevano parte del DNA dei più grandi maestri.

Quali sono le leggende del Serve and Volley?

Potremmo discernere per ore sulla lista di nomi che hanno fatto la storia di questo sport, facendo della discesa a rete la tattica primaria del loro gioco. Ma vi sono alcuni di essi che, per i risultati ottenuti, per il carattere, per la propria storia personale, non possono non essere citati.

  • Jack Kramer (1921-2009), tennista americano. Viene citato in apertura poiché, a torto o a ragione, viene considerato il primo campione ad avere adottato uno stile di gioco basato sul Serve & Volley. Passato alla storia come primo presidente dell’ATP, aveva nel servizio e nel diritto i fondamentali più importanti. In singolare, trionfò in 3 prove dello Slam, tra cui Wimbledon nel 1947.
  • Rod Laver (1938), australiano. E’ stato l’unico giocatore a realizzare il Grande Slam (vincere tutte e 4 le prove dello Slam nello stesso anno solare) per due volte, nel 1962 e nel 1969. La sua eccellente tecnica si snodava in un ottimo Serve & Volley unitamente a eccelsi colpi da fondo. Vinse complessivamente 11 prove dello Slam in singolo, senza contare gli anni di professionismo in cui non poté incrementare il proprio bottino, in quanto tali tornei erano riservati al circuito allora denominato “dilettantistico”.
  • John McEnroe (1959), americano. Dotato di un servizio mancino solido e preciso con cui trovava angoli incredibili, viene considerato come uno dei più grandi di tutti i tempi, in specie se si parla di colpi al volo. In tal contesto, è entrata nella storia la sua volée di rovescio, che venne soprannominata “Gillette” in quanto consisteva in una rasoiata perfetta, che si abbassava e “moriva” dopo l’impatto con il terreno, impedendo all’avversario di poter anche solo pensare di colpirla. In singolo, trionfò in 7 prove dello Slam, tra cui 3 Wimbledon (1981, 1983, 1984). Memorabile, seppur culminata con una sconfitta, la finale del 1980 contro Bjorn Borg, in cui vinse il tie-break del quarto set con il punteggio di 22-20.

Vi proponiamo di seguito un video molto divertente dove Djokovic, in un match di esibizione contro McEnroe, ne imita i movimenti. Lo stesso americano eseguirà a sua volta l’abilità contro il serbo.

  • Stefan Edberg (1966), svedese, ex allenatore di Roger Federer. Giocatore brillante e spettacolare, era dotato di un servizio non velocissimo ma improntato a ottenere angoli importanti, che gli consentivano di scendere a rete e chiudere il punto con volée di un valore tecnico elevatissimo. E’ storica la sua volée di rovescio giocata in modo da rimbalzare molto bassa, anche in contropiede. Tennista gentiluomo, trionfò in due occasioni a Wimbledon (1988, 1990) per un totale di 6 Slam.
  • Boris Becker (1967), tedesco, ex coach di Novak Djokovic. Trionfò per tre volte a Wimbledon, vincendo già nel 1985, ancora minorenne. Al termine della sua carriera saranno 6 i tornei del Grande Slam conquistati. Passato alla storia per il potente servizio, che gli valse il nomignolo di “Bum Bum Becker” e per i “tuffi” in cui si esibiva per giocare volée su passanti particolarmente difficili, è considerato uno dei più grandi specialisti di sempre sull’erba. Storica la rivalità con Stefan Edberg a fine anni Ottanta, che ha dato vita a ben tre finali consecutive sui campi londinesi.
  • Pete Sampras (1971), americano. Portò a casa ben 14 trofei dello Slam, di cui 7 proprio a Wimbledon. Famoso per il servizio devastante e per la capacità di annullare palle break, specie nei momenti critici della partita, aveva uno stile di gioco basato sull’immediata discesa a rete. Questa abilità gli fece vincere la maggior parte delle sfide contro il rivale di sempre, il connazionale Andre Agassi, all’epoca probabilmente il più grande ribattitore al mondo, in un confronto di stili che gli appassionati non dimenticheranno mai.

In una intervista, lo stesso Sampras affermò che, se dovesse giocare nuovamente ad alti livelli, non abbandonerebbe il Serve and Volley su entrambi i servizi perché “è l’unico modo di giocare che io conosca”. E aggiunse che la moderna tecnologia gli sarebbe venuta incontro poiché “con le racchette di odierna tecnologia avrei potuto servire più forte e più a lungo e avrei potuto giocare meglio le volée.”

  • Richard Krajicek (1971), olandese. Viene ricordato per il trionfo a Wimbledon nel 1996, dove nei quarti di finale umiliò Pete Sampras, infliggendogli l’unica sconfitta nel mezzo di ben sette anni di successi nella capitale inglese. Proprio l’ottimo e devastante servizio con la conseguente chiusura a rete fu l’elemento preponderante nei suoi successi. Atleta possente e alto, era dotato di un’apertura alare che gli consentiva di chiudere lo specchio della rete molto agevolmente.
  • Patrick Rafter (1972), australiano. Vincitore di due US Open (1997, 1998) e due volte finalista a Wimbledon (2000, 2001), fu uno degli ultimi esponenti della scuola aussie votata al Serve & Volley.
  • Tim Henman (1974), britannico. Raggiunse ben quattro semifinali a Wimbledon, divenendo il beniamino di casa. Gli fu pure dedicata una collinetta (la “Henman Hill”) al di fuori del centrale, dove gli appassionati si recavano per ammirare le sue imprese su un maxischermo appositamente installato. Dotato di un buon servizio e di un eccellente Serve & Volley, il suo gioco aggressivo gli fece raggiungere importanti risultati pure su superfici lente (si pensi alle semifinali del Roland Garros nel 2004).
  • Michael Llodra (1980), francese. Da molti considerato l’ultimo vero giocatore “Serve and Volley.” Ricordato per un punto fantascientifico ai danni del britannico Andy Murray agli Australian Open, in cui aggirò il paletto sinistro del campo e appoggiò la palla a lato dell’avversario, ha vinto 5 tornei ATP in singolo e ben 3 Slam in doppio, tra cui Wimbledon nel 2007 in coppia con il connazionale Arnaud Clement. Atleta estroso, molto divertente e dalla tecnica sopraffina, si è sempre dimostrato terribilmente efficace nei pressi della rete. L’inizio di stagione del 2008, culminato nelle vittorie a Marsiglia e a Rotterdam, lo ha visto esprimersi in un gioco di volo esemplare con un’eleganza e un talento non comuni.
  • Roger Federer (1981), svizzero. Reputato uno dei più grandi tennisti della storia, merita un posto tra i maestri della disciplina. Avvezzo alle discese a rete a inizio carriera, nel corso degli anni ha iniziato a disdegnare la ricerca del punto con i colpi al volo in seguito alla battuta. Giocatore tecnicamente completo, dotato di un ottimo servizio e di volée stilisticamente perfette, ha dimostrato in ognuna delle prove dello Slam portate a casa la propria capacità di chiudere il punto con i colpi al volo, anche con lo smash, che esegue con una naturalezza impressionante.

Tra i giocatori moderni che, seppur non in ogni occasione, si esprimono nel Serve and Volley, possiamo citare il tedesco Dustin Brown, che con le sue continue discese a rete ha sconfitto nel torneo di Halle del 2014 un Rafael Nadal spaesato; l’ucraino Stakhovsky, che nel 2013 ha battuto a sorpresa Roger Federer a Wimbledon grazie a un tennis d’attacco e a un Serve and Volley esasperato che al quarto set gli hanno dato il meritato successo; il ceco Radek Stepanek, resosi artefice della vittoria della sua Repubblica Ceca in due edizioni consecutive di Coppa Davis (2012, 2013). Pur non essendo specialista, tra i giocatori in attività, merita una menzione pure lo spagnolo Rafael Nadal. Nei momenti di forma ha dimostrato di avere un ottimo tocco a rete e, aiutato dal servizio mancino, quando riesce ad aprirsi il campo presenta una ottima chiusura del punto al volo.

Serve & Volley nel tennis femminile

Nel tennis femminile, sempre restando nel campo del talento e dell’estetica, non si può ignorare una grande campionessa del calibro di Martina Navrátilová. Nata a Praga nel 1956, ha vinto l’incredibile numero di 356 tornei in carriera tra singolo e doppio, tra cui 9 Wimbledon. Storica la sua rivalità con Chris Evert e le battaglie con Steffi Graf, in un confronto di stili che vide la ceca naturalizzata a stelle e strisce mostrare una tecnica completa con un servizio incisivo e colpi di volo che rendevano spettacolare ogni suo match.

Più recentemente, è interessante menzionare il caso della spagnola Maria Josè Martinez Sanchez,  che certamente non verrà ricordata come una delle tennisti più forti di sempre, ma che agli Internazionali d’Italia ha scritto un bel pezzo di storia. Nata nel 1982, ha vissuto nel 2010 il punto più alto della propria carriera in singolo quando trionfò nella capitale italiana a sorpresa, sconfiggendo la favorita serba Jelena Jankovic. Con uno stile di gioco imperniato su Serve and Volley, smorzate e back di diritto è riuscita a mandare in tilt l’avversaria, notoriamente giocatrice di ritmo. Leggendo le percentuali ufficiali, la sua media di Serve and Volley ha raggiunto il 25%.

Conclusioni

Concludendo, per decenni il Serve and Volley è stato la norma nel circuito. Si sostiene che, eccezion fatta per gli specialisti del doppio, i giocatori di rete siano ormai estinti. La causa principale viene vista nella velocità della palla del tennis moderno, che impedisce di arrivare a rete in tempo. Dunque, è scomparso il gioco di una volta, fatto di superfici veloci, volée vincenti e punti rapidi ma avvincenti. Le rare sortite a rete fanno affiorare alla mente ricordi del tempo in cui i tennisti sembravano quasi volare verso il campo avversario, capaci di raggiungerlo con una velocità e una agilità tali da dividere gli appassionati su quale stile di gioco sia più divertente, più intrigante. Si tratta di una domanda che non può ricevere una risposta univoca, essendo troppe le variabili in gioco.

Nonostante si propenda a credere che il Serve & Volley sia ormai estinto, appena si vede alla televisione, su Internet o per chi abbia occasione di assistere ai match di esibizione dei campioni del passato (si pensi al torneo delle leggende di Milano), si riassapora seppur per poco una abilità che ha scritto la storia della tecnica. E questi pochi e semplici elementi sono sufficienti a rendere questo colpo un’esecuzione tecnica che, negli anni a venire, non verrà scordata facilmente.

Ti invito a leggere anche gli altri miei approfondimenti: “Battuta, un colpo decisivo“, “Risposta al servizio, i segreti“, “Minitennis“, “Rovescio a una mano“, “Le superfici di gioco nel tennis“.

Articolo scritto da Franco Fusè (giocatore e istruttore di tennis) – SEO by Riccardo Tempo

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