Rovescio a una mano, quanto tempo resisterà ancora?

Quanti tennisti, a livello professionistico, utilizzano ancora oggi il rovescio a una mano? Leggendo l’elenco dei primi 100 giocatori al mondo, tanto nel circuito ATP quanto in quello WTA, le cifre parlano chiaro: nel corso degli anni il rovescio bimane, all’inizio quasi impercettibilmente e in seguito come una forza dirompente, ha inesorabilmente rimpiazzato quello a una presa, ormai presente nel repertorio tecnico di un numero limitato di atleti. E pensare che, solo qualche decennio fa, il rovescio a una mano rappresentava, all’inverso, la regola e non certo l’eccezione.

Rovescio a una mano, un po’ di storia

Negli anni ’60 e ’70 dominava la scelta a favore della presa unica e di tale fondamentale erano grandi interpreti campioni come il rumeno Ilie Nastase, gli australiani John Newcombe e Rod Laver e anche il nostro Adriano Panatta, capace di trionfare agli Internazionali di Francia del 1976.

Inoltre, passando a esaminare gli anni ’80 e scorrendo la lista dei vincitori dei tornei del grande Slam, appuriamo come fossero ben pochi gli atleti bimani a figurare nell’albo d’oro (talenti quali lo svedese Mats Wilander e l’americano Michael Chang). Difatti, osservando i nomi dei fenomeni che si sono affermati nel leggendario torneo di Wimbledon dal 1980 al 1990 troviamo tra gli uomini l’americano John McEnroe, il tedesco Boris Becker, l’australiano Path Cash e lo svedese Stefan Edberg, mentre tra le donne Evonne Goolagong, la mancina Martina Navratilova e la tedesca Steffi Graf, tutti dotati di un rovescio giocato a una mano.

I primi veri segnali di cambiamento cominciarono a manifestarsi nel corso degli anni ’90, con l’avvento dei vari Andre Agassi, Jimmy Connors e Monica Seles. Considerati veri e propri bombardieri, riuscivano attraverso il proprio fondamentale bimane a ottenere il punto diretto da fondocampo, senza bisogno di recarsi nei pressi della rete per chiudere lo scambio. Comunque si è trattato di un periodo storico in cui, in campo maschile, ha dominato in lungo e in largo un tennista dal rovescio a una mano, cioè l’americano Pete Sampras. Inoltre, accanto al nome del sette volte campione di Wimbledon, possiamo affiancare altri rappresentati del nostro colpo, come la spagnola Conchita Martinez, la già citata Steffi Graf, l’austriaco Thomas Muster, il serve and voller Pat Rafter e il brasiliano Gustavo Kuerten. Di seguito, il video che mostra un punto sensazionale di Sampras il quale, nel Masters di fine anno del 1999, si esibisce in uno spettacolare lungolinea contro il brasiliano Gustavo Kuerten.

Invece, dal 2000 in poi, l’evoluzione del rovescio moderno ha subito una decisa accelerazione: il rovescio a una mano può considerarsi, a oggi, un colpo in via di estinzione. Se Pistol Pete aveva primeggiato in lungo e in largo nel corso degli anni ’90, con l’apertura del  nuovo millennio una bella sorpresa è stata riservata dal circuito femminile grazie a Justine Henin, talentuosa tennista belga la quale, a causa del fisico estremamente minuto (1.67 di altezza), non era stata considerata a inizio carriera come il potenziale volto nuovo del tennis mondiale. Tuttavia, a suon di vittorie convincenti, la campionessa di Liegi ha dimostrato ai più scettici di avere le carte in regola per occupare la prima posizione iridata, ottenuta a soli 21 anni. A proposito, la menzione speciale è dovuta allo splendido ed elegantissimo rovescio a una mano con cui riusciva, tra l’altro, a effettuare poderose risposte d’incontro con il polso bloccato, oltre a innumerevoli variazioni di velocità ed effetto che, in combinazione con gli altri eccezionali fondamentali, le hanno consentito di portare a casa 7 prove del Grande Slam. E stiamo parlando di un periodo storico in cui la belga dovette affrontare la concorrenza agguerrita di campionesse come la connazionale Kim Clijsters e le devastanti sorelle Williams. Nel video, si può ammirare in slow motion l’esecuzione perfetta del fondamentale da parte di Justine Henin, con tanto di analisi tecnica.

Dunque, l’evoluzione del tennis moderno ha inevitabilmente investito tutti i fondamentali, modificandoli o addirittura rendendoli in un certo qual modo “superati”: si pensi per esempio al serve and volley, oggi praticato con continuità solamente nella specialità del doppio. Questi rilevanti mutamenti non potevano, inoltre, non toccare un colpo importante come il rovescio e quindi ben presto, all’unica mano appoggiata sul manico dell’attrezzo si è affiancata l’altra, con la conseguenza che questo sport si è trovato di fronte a un progresso tecnico destinato a modificare radicalmente gli schemi di gioco sinora conosciuti. Su ciò, Bjorn Borg, campione svedese vincitore di 11 prove dello Slam, può considerarsi come un serio sintomo di tale evoluzione: seppur inizialmente criticato da parte della “dottrina” tennistica per il proprio colpo bimane, non ritenuto egualmente elegante rispetto al “cugino” a una mano, è tuttavia riuscito molto presto a far ricredere gli scettici sulla bontà della propria scelta, testimoniata dai molti e convincenti successi tanto sull’erba quanto sulla terra rossa. Inoltre, nel corso di tale importante evoluzione tecnica, possiamo nominare altri grandissimi campioni. Nel tennis maschile, un esempio può essere rappresentato dall’americano Jimmy Connors, estroso e longevo atleta che con ben 109 tornei vinti, è l’atleta che ha conquistato più titoli in quello che da diverso tempo è denominato circuito Atp, mentre nel femminile, una innovatrice in tal senso è stata Chris Evert, vincitrice di 18 prove del Grande Slam. Su questo cambio netto di direzione hanno influito una serie di importanti fattori. Di seguito, elencheremo quelli più decisivi, riferimendoci pure ai vantaggi e agli svantaggi del colpo in esame.

Perché si è imposto il rovescio bimane nel corso del tempo?

Innanzitutto, il mutamento degli attrezzi e dei materiali utilizzati per la loro realizzazione, ha drasticamente modificato gli schemi tecnico-tattici che per tanti anni hanno dominato nei rettangoli di gioco di tutto il mondo. Infatti con le moderne racchette e con le nuove corde risulta molto più agevole eseguire colpi a velocità particolarmente elevate e caratterizzati da notevole precisione, nonchè l’utilizzo molto più efficace delle varie tipologie di rotazioni. Perciò, abbiamo detto che dalla trasformazione degli attrezzi è naturalmente derivato l’aumento esponenziale della velocità di palla, che oggi viene ritenuta troppo elevata per essere efficacemente gestita con la sola presa a una mano. Questo discorso non poteva essere discusso anni fa, quando la pallina viaggiava con minore rapidità, risultando dunque facilmente controllabile pure con il rovescio a una mano nonostante la maggiore pesantezza, rispetto agli attrezzi odierni, delle racchette in legno.

Ciononostante non vogliamo sostenere che oggi non vi siano atleti in grado di mantenersi a livelli altissimi con l’utilizzo di questo colpo, su tutti lo svizzero Roger Federer, trionfatore di 17 prove del Grande Slam, pur essendo privo della maggiore solidità di un rovescio bimane. Tuttavia, molti esperti mondiali in materia tecnica asseriscono che il campione di Basilea, con la doppia presa, avrebbe vinto ancora di più. Comunque, i “sospetti” della dottrina tennistica, sono suffragati da diverse “prove”, tra cui le tante partite che hanno colorato la sua grande rivalità con il maiorchino Rafael Nadal il quale, almeno nei numeri, si è dimostrato particolarmente a suo agio nell’affrontarlo. La chiave di volta di tali sfide, a detta di buona parte degli addetti ai lavori, consisterebbe nell’incidenza del gancio mancino dello spagnolo sul rovescio di Federer, il quale non riuscirebbe a contrastrare le veloci e potenti rotazioni impresse alla pallina a causa del rimbazo troppo alto per una efficace ribattuta. Proponiamo di seguito le immagini di 10 spettacolari rovesci eseguiti da Roger Federer.

Proprio l’esponenziale crescita dell’utilizzo delle rotazioni – di cui Rafael Nadal è un indiscusso maestro (ne sono prova gli infiniti successi al Roland Garros) – simboleggiate dall’esecuzione dei colpi in “top-spin” è stato un altro elemento che ha portato alla scelta preferenziale del rovescio bimane, con cui risulta più semplice neutralizzarle. Infatti il rovescio a una mano non offrirebbe una medesima efficacia in tal senso visto che con esso risulta complicato gestire palle molto alte e arrotate.

Rovescio a una mano o bimane? Qualche esempio dal tennis moderno

Un esempio? Osservando la rivalità tra due campioni come Rafael Nadal e Novak Djokovic, nella stagione 2011, si denota come il serbo sia riuscito agevolmente ad addomesticare il gancio mancino dell’iberico grazie alla solidità del proprio fondamentale bimane, che si è dimostrato determinante nella conquista di ben 3 prove consecutive dello Slam (Wimbledon, US Open e Australian Open 2012) proprio a scapito dell’avversario.

Tuttavia si riscontrano eccezioni a tale tendenza, tra cui l’altro elvetico Stanislas Wawrinka, che nelle ultime stagioni ha messo in mostra le proprie qualità sotto l’egida di un campione del passato del calibro di Magnus Norman, numero 2 del mondo nel 2000 e finalista al Roland Garros nello stesso anno. Ne è riprova il trionfo portato a casa a sorpresa contro lo stesso Nadal agli Australian Open 2014, dove le devastanti rotazioni del maiorchino non hanno intaccato la potenza del suo solido rovescio a una mano, con cui ha dominato l’incontro chiudendolo in quattro set.

Inoltre, tra gli uomini, è doveroso citare pure il francese Richard Gasquet, il cui rovescio a una mano viene da molti ritenuto il più pregevole sotto il profilo estetico nel circuito Atp e, nonostante non abbia perseguito i risultati che un talento come il suo avrebbe dovuto produrre (best ranking di n° 7 del mondo nel 2007), è stato comunque in grado di raggiungere le semifinali a Wimbledon nel 2007 e 2015 oltre alle semifinali agli US Open nel 2013, dove nei quarti di finale ha demolito la resistenza del maratoneta spagnolo David Ferrer, spazzandolo via con precisi e fulminei rovesci lungolinea. Proprio il transalpino, spiegando l’efficacia del suo fondamentale, ha svelato come uno dei “segreti” sia la capacità di anticipare la palla in arrivo in modo da poter reagire prontamente alle bordate dei giocatori bimani senza contare che, in tal maniera, si ottiene l’effetto naturale di togliere il tempo all’avversario. Nel prossimo video, vediamo Gasquet lasciare fermo Roger Federer con una bordata in lungolinea.

Oltre ciò, la progressiva valorizzazione di colpi come servizio e risposta, non a torto considerati come i fondamenti del tennis moderno, ha influito non poco in questa sempre più rapida evoluzione. Difatti, quando il tennista si appresta a rispondere alla battuta, specie a una prima particolarmente arrotata o a una pallina carica di effetto (in kick o in slice), il rovescio bimane si presenta come la soluzione migliore per una ottimale ribattuta dato che, utilizzandolo a una mano, occorrerebbero un buon timing e polso di ferro per riuscire a impattare con successo un servizio molto forte. Questi mutamenti hanno dimostrato statisticamente che i tennisti bimani riescono, nei turni di risposta, a procurarsi molte più chance di ottenere il break grazie alla maggiore solidità del fondamentale. A suffragio di tale affermazione, tiriamo in ballo nuovamente Djokovic, unanimemente riconosciuto come uno dei migliori ribattitori del circuito, capace di esplodere impressionanti risposte a fronte di prime di servizio che viaggiano ampiamente sopra i 200 chilometri orari. La sua abilità nel rispondere “tra i piedi” dell’avversario è stata una delle chiavi dei suoi numerosi successi.

Altri vantaggi del rovescio a due mani

Potremmo continuare, parlando del fatto che il rovescio bimane sia eseguibile anche senza cambio di impugnatura, mantentendo dunque quella del diritto. Ciò è palese soprattutto in risposta dove, in seguito a un servizio particolarmente veloce, l’atleta non dispone del tempo necessario per muovere la mano attorno al manico. Nel rovescio a una presa, invece, il cambio di impugnatura si presenta come necessario per una efficace esecuzione. Inoltre, vi sono altri “vantaggi” rispetto al rovescio a una mano, tra cui la maggiore facilità di apprendimento. Specialmente a livello di minitennis, l’aggiunta della mano sinistra (per il destro e viceversa la destra per il mancino) ne agevola assai il compimento; la praticità e la semplicità, resa tale dalla coadiuvazione dell’arto sinistro, è un dato evidente anche per il principiante tanto adolescente quanto adulto. A esse aggiungiamo la miglior propensione alla ricerca di angolazioni più strette nonché la maggiore stabilità della racchetta al momento dell’impatto (più arretrato rispetto al rovescio a una mano).

Infine, concludendo la carrellata dei “pregi” del rovescio bimane, notiamo la sua capacità di mantenere costante il rendimento dell’atleta: nell’ambito del match, infatti, la doppia presa consente il prolungamento di scambi a ritmo elevato e la conseguente limitazione di errori gratuiti (Novak Djokovic insegna). Inoltre, per i bimani risulta più semplice colpire d’anticipo e quindi aggredire da fondocampo giocando stabilmente sulla linea.

Quali sono i vantaggi del rovescio a una mano?

Premettendo che tale fondamentale, specialmente in passato ma anche ai giorni nostri, sia stato considerato un colpo esteticamente pregevole al pari di una abilità spettacolare come il serve and volley, a sua volta in via di estinzione, si può denotare come ad alti livelli essendo giocato con eleganza e maestria (pensiamo a tennisti come Federer, Gasquet, Almagro e Wawrinka e in passato a campioni del calibro di Stefan Edberg, Ivan Lendl, Boris Becker), possa dar luogo a scambi incredibili.

Dopodiché, un altro vantaggio consiste nella possibilità di ottenere allunghi e distensioni del braccio di entità tale da risultare impossibili per i giocatori bimani i quali dunque, per fronteggiare al meglio le situazioni di recupero, devono intensificare gli allenamenti fisici per potenziare gli scatti e quindi essere in grado di raggiungere la pallina nel minor tempo possibile. A tali pregi potremmo aggiungerne altri, tra cui la maggiore sensibilità nel giocare il back di rovescio (anche se oggi, nel repertorio dei giocatori bimani, tale abilità è riscontrabile con ottimi livelli tecnici). Inoltre, a prescindere dalla scelta del tipo di rovescio, nel tennis moderno occorre saper destreggiare la variante del backspin per gestire delicate situazioni di gioco come per esempio: 1) ritardo sulla palla; 2) palla troppo lontana dall’atleta; 3) palla troppo alta o troppo bassa. Lo stesso discorso potrebbe essere valido per il gioco al volo, in quanto il rovescio a una mano semplifica l’esecuzione della volée (di rovescio). Sul piano del tocco, invece, tale fondamentale conferisce indubbi vantaggi nella realizzazione della smorzata, colpo per cui è richiesta particolare sensibilità. Osserviamo ora l’impressionante back di rovescio di Rafael Nadal il quale, pur essendo bimane, si è migliorato notevolmente nel corso degli anni.

Per quanto tempo resisterà ancora il rovescio a una mano?

Leggendo le classifiche Atp degli ultimi anni, osserviamo che poco meno di una ventina di atleti tra i primi cento al mondo sono legati a questa elegante abilità. Parliamo di Roger Federer (Svi), Stanislas Wawrinka (Svi), Grigor Dimitrov (Bul),  Feliciano Lopez (Spa), Tommy Robredo (Spa), Philipp Kohlschreiber (Ger),  Richard Gasquet (Fra), Leonardo Mayer (Arg), Guillermo Garcia-Lopez (Spa), Dominic Thiem (Aut), Mikhail Youzhny (Rus), Sergiy Stakhovsky (Ucr), Nicolas Almagro (Spa), Carlos Berlocq (Arg), Andrey Golubev (Kaz), Tommy Haas (Ger) e Victor Estrella-Burgos (Dom). Quindi, tutto sommato, al maschile vi è ancora una discreta percentuale di giocatori in grado di produrre buoni risultati con tale fondamentale.

Al femminile, invece, la situazione è completamente opposta. Nel circuito Wta domina il rovescio a due mani, mentre quello a una sola presa è ormai una rarità. Lo effettuavano per esempio le azzurre Roberta Vinci e Francesca Schiavone. Vinci offriva un colpo giocato per lo più in backspin, mentre Schiavone prediligeva variazioni di gioco tramite rotazioni e con tale colpo è arrivata alla conquista di un titolo importantissimo quale il Roland Garros del 2010. Inoltre, una menzione merita la spagnola Suarez-Navarro, dotata di un rovescio a una presa considerato particolarmente elegante tanto che da più parti si è paragonato a quello del francese Richard Gasquet.

Conclusioni

A conclusione del nostro approfondimento, voglio riproporre nuovamente la domanda con cui abbiamo esordito:

Quanto tempo ancora resisterà il rovescio a una mano? 10 anni? 20? Sarà interamente soppiantato dalla doppia presa?

Ritroviamo anche qui l’eterna sfida tra “tradizionalisti” e “progressisti”: i primi, memori di un gioco composto da scambi rapidi, discese a rete e un certo gusto per l’estetica, non possono non parteggiare a favore del rovescio a una mano per le già enunciate ragioni che rimandano alla preferenza per l’eleganza a discapito dell’efficacia; i secondi, consci che l’evoluzione tecnica esattamente come negli altri sport sia inevitabile, elogiano la doppia presa e i relativi vantaggi. A dispetto di queste considerazioni, i numeri sono tutti dalla parte del rovescio a due mani. Su ciò, mentre nel tennis femminile la presa unica sta scomparendo, nel circuito maschile vi sono alcuni campioni quali Grigor Dimitrov (di cui proponiamo il video) e Dominic Thiem, che possiedono tutte le carte in regola per raggiungere i vertici della classifica senza l’ausilio della doppia presa e dunque prolungare “l’esistenza” di tale fondamentale.

Infine, non possiamo predire il futuro con certezza così come non possiamo sapere se tali dati dovessero subire sensibili modifiche a breve termine. La speranza degli appassionati, amanti del bel gioco e della diversità di stili, sarebbe di veder nascere da ogni nuova generazione un giovane campione con il polso di ferro capace di incantare le platee, mostrando un gesto tecnico tanto complicato quanto estremamente elegante quale è, appunto, il rovescio a una mano.

Ti invito a leggere anche gli altri miei approfondimenti: “Battuta, un colpo decisivo“, “Risposta al servizio, i segreti“, “Come giocare su ogni superficie?“, “Minitennis“, “Serve and volley”.

Articolo scritto da Franco Fusè (giocatore e istruttore di tennis) – SEO by Riccardo Tempo

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