Serena Williams e John Isner

Servizio, un colpo decisivo nel tennis odierno

Servizio tennis: tecnica, mente, seconda, risposta

Nella mia esperienza da istruttore, ho spesso domandato ai miei allievi quale fosse, a loro parere, il colpo più importante del tennis moderno. Le risposte più gettonate? Il diritto. Oppure il rovescio. L’ovvia rilevanza di questi fondamentali, i quali si sono evoluti fino a dar vita a un tennis oggi caratterizzato quasi esclusivamente da scambi da fondocampo, mette spesso in ombra quello che rappresenta il colpo simbolo del tennis del nuovo millennio: il servizio.

Il servizio nel tennis nel moderno: perché è così importante?

Per quali motivi questa abilità tecnica viene dunque ritenuta così importante? A una prima riflessione verrebbe da rispondere, giustamente, che la sua rilevanza è dovuta al fatto di dare origine al punto, decretarne l’inizio. Affermazione corretta, ma incompleta, che finisce per sminuire l’importanza del servizio come colpo fondante dell’odierno tennis. Oltre a essere il primo colpo in ordine temporale a essere eseguito, è l’esecuzione tecnica che può raggiungere la velocità più elevata rispetto agli altri fondamentali e ciò, in caso venga eseguito con efficacia, consente l’immediata vincita del punto in vari modi: tramite ace, servizi vincenti o comunque piazzati, tali da consentire al giocatore di chiudere il punto con il colpo immediatamente successivo, grazie all’opportunità creatasi con l’ottima esecuzione.

Oltre a essere considerato il fondamentale simbolo del tennis moderno, bisogna sottolineare che, tecnicamente, è anche il più complicato da eseguire, nonostante la sua esecuzione avvenga partendo da una posizione statica. Nonostante non vi siano quasi mai fattori esterni che interferiscano con l’esecuzione (può accadere outdoor, quando il vento sposta la pallina dalla traiettoria di lancio), la sua esecuzione perfetta rimane comunque molto complessa, richiedendo al fine una buona impostazione tecnica. Con ciò non si vuole dire che, negli anni passati, il servizio non rivestisse eguale importanza. Si pensi a giocatori del calibro di Laver, Edberg, Becker o Lendl. Questi atleti erano in grado di mantenere i propri turni di battuta con particolare agilità, grazie all’ottima tecnica di cui disponevano, unitamente a una comunque buona velocità di palla. Erano epoche in cui (si pensi a Laver ma anche a Becker) si praticava molto spesso il serve and volley, ossia seguire a rete la battuta. Oggi, grazie alla parallela evoluzione nel passante, divenuto molto più incisivo rispetto al passato, il giocatore, dopo l’impatto, sporadicamente si reca immediatamente nei pressi della rete. Discorso analogo non può essere fatto per il doppio, ove gli specialisti optano ancora per seguire il servizio a rete.

Stefan Edberg e Boris Becker prima della finale di Wimbledon nel 1989 (Photo by Professional Sport/Popperfoto/Getty Images)

Quando si parla di servizio, oggi, viene messa in evidenza la sua evoluzione. Difatti le statistiche testimoniano che, sia in termini di velocità sia in termini di efficacia (servizi vincenti), siamo di fronte al colpo che, negli ultimi decenni, ha subito l’evoluzione più importante.

Velocità e aspetto mentale: due trucchi per una battuta più efficace

Basti pensare che, a fine anni Ottanta, la velocità più alta ottenuta dalla prima palla di un giocatore di vertice non superava i 200 km/h. Oggi, invece, è notevolmente aumentato il numero di tennisti in grado di raggiungerla e addirittura superarla. L’australiano Samuel Groth, durante il challenger di Busan, in Corea del Sud, ha raggiunto la velocità record di 263 km/h. Nel tennis femminile, invece, il primato appartiene alla spagnola Georgina Garcia Pérez che, durante il torneo di Budapest 2018, ha servito a 220 km/h.

Samuel Groth

Nei momenti caldi della partita, ad esempio quando il tennista è costretto ad affrontare una o più palle break, la crucialità della prima palla emerge in tutta la sua concretezza. Quante volte si sente dire “il campione, nei momenti di difficoltà, mette sempre la prima.” Pensando a un fuoriclasse del calibro di Federer, in grado di annullare ben tre palle break consecutive grazie alla prima di servizio nella finale di Wimbledon del 2005 contro Andy Roddick, ciò non può che corrispondere al vero. E ciò testimonia anche l’importanza parallela di possedere i nervi saldi e la necessaria concentrazione in tali momenti concitati. L’aspetto mentale, dunque, non è meno incisivo della parte tecnica. A tal proposito basti pensare che, essendo un colpo che viene eseguito da fermo (staticamente), permette al giocatore, entro un lasso di tempo limitato (25 secondi dalla fine del punto nel circuito ATP e 20 secondi nei tornei dello Slam), di pensare allo schema tattico da seguire: ossia quale tipo di servizio eseguire, a che velocità.

Seconda di servizio: kick e slice

L’apprezzabilità del servizio, in particolare modo della prima palla, con la quale il tennista può rischiare anche l’errore, è dovuta pure alla presenza della seconda opportunità, la cui evoluzione si è palesata tramite le varie tipologie di rotazioni (kick, slice) le quali, se ben eseguite, consentono di porre in seria difficoltà l’avversario, creando i presupposti per l’immediata conquista del punto, anche se non direttamente, come può avvenire differentemente con la prima di servizio. Oltre al classico servizio piatto, dunque, che consente di raggiungere le più alte velocità, che caratterizza la prima palla, si aggiungono due tipologie ulteriori, basate appunto sulle rotazioni. Uno è il servizio in kick, il movimento maggiormente utilizzato per la seconda palla di servizio, grazie al quale la palla effettuerà un rimbalzo molto più alto di quello provocato dal servizio piatto, schizzando al contatto con il terreno. L’altro invece è il servizio in slice, tramite il quale la palla esce dalle corde con molta rotazione laterale, seguendo una traiettoria a uscire (a sinistra per il destrorso e a destra per il mancino).

Le percentuali di punti vinti dai giocatori di vertice con la seconda palla, testimoniano che tale gesto, seppure da eseguire con minori rischi rispetto alla prima, non sia una semplice rimessa in gioco. Si pensi a giocatori come Novak Djokovic e Rafael Nadal, che ottengono alte percentuali di punti vinti dalla seconda, grazie a notoveli abilità tattiche che compensano un servizio non certo esplosivo come quello di bombardieri quali Isner, Karlovic o il canadese Raonic.

Quanto conta l’evoluzione fisica per migliorare la battuta?

In tale contesto si può parlare di evoluzione anche in relazione alla crescita fisica dell’atleta: difatti, a livello giovanile, spesso il servizio non è altro che una semplice rimessa in gioco, del quale dunque non se ne sfrutta appieno le potenzialità. In età adulta, al contrario, la potenzialità del colpo viene avvertita tanto dal giocatore di vertice tanto dal giocatore di club, il quale può egualmente trovare giovamento da tale fondamentale. Per raggiungere importanti risultati con il servizio, bisogna quindi considerare anche i fattori fisici. La tecnica di base è il primo passo, ma per ottenere un colpo davvero efficace, tale da portare il giocatore a raggiungere risultati di vertice, è molto importante pure la struttura fisica, in cui rientrano la forza dell’atleta, la sua altezza e l’elasticità.

Grazie all’evoluzione fisica, Matteo Berrettini ha trasformato il proprio servizio in una arma vincente (Photo by Ben STANSALL / AFP)

Risposta, un colpo fondamentale (di attacco)

La mancanza di un gesto tecnicamente corretto, ad alti vertici, rischia di divenire limitante, se si pensa che parallelamente all’evoluzione del servizio è avvenuta quella della risposta, tramite la quale i tennisti sono in grado di ribattere con efficacia servizi di velocità anche sostenuta. L’esempio classico è quello di giocatori italiani come Filippo Volandri e Sara Errani, atleti dotati di un eccellente tennis da fondocampo, ma non di un servizio particolarmente veloce ed efficace, cosa che li ha spesso e volentieri portati, durante la loro brillante carriera, a perdere il proprio turno di battuta.

L’evoluzione della risposta, a sua volta, ha portato gli atleti a impostare in modo differente la propria tattica, relativamente ai turni di battuta. Battere sempre allo stesso modo, con le stesse velocità, le stesse angolazioni (ad esempio servire piatto internamente) rischia di far sì che si diventi prevedibili, con la conseguenza che l’avversario finisca per ottenere numerosi punti di riferimento e dunque, dopo le prime palle di servizio efficaci, inizi a prendere “le misure”. I giocatori di vertice, difatti, optano per variare molto spesso il servizio, offrendo all’avversario diversità di velocità, angolazioni ed effetti, in modo da non dar loro alcun punto di riferimento.

Conclusioni

Concludendo, un tennista che aspiri a raggiungere ottimi risultati, non deve trascurare l’importanza che un colpo come il servizio riveste nell’economia del gioco. L’apprendimento di tale abilità diventa rilevante fin dai primi anni di scuola tennis, partendo dal mini-tennis e proseguendo fino all’attività agonistica e quindi durante tutto l’arco della carriera di un atleta. Basti analizzare l’evoluzione di alcuni giocatori di vertice che, fino al  termine della loro carriera, hanno presentato miglioramenti tecnici anno dopo anno, presentandosi l’anno seguente con percentuali più alte di prime palle in campo e quindi vincenti. Un esempio recente? Marin Cilic, vincitore degli US Open, benché già dotato di un ottimo gesto tecnico, si è affidato alle cure di un ex campione del calibro di Goran Ivanisevic, campione di Wimbledon nel 2001, il quale ha impostato la sua carriera su un servizio devastante. I risultati positivi di tale scelta non hanno dunque tardato ad arrivare, portando il ventiseienne croato a trionfare in una prova dello slam.

2 settembre 2019 – Marin Cilic alla battuta contro Rafael Nadal agli US Open 2019 (Photo by Daniel Shirey/USTA)

Tutti gli aspetti esaminati sottolineano quanto conti oggi servire bene, riguardano tanto il giocatore di vertice quanto il semplice giocatore di club. Un giocatore completo non può prescinderne.

Leggi anche: “Risposta: i segreti dei campioni“, “Serve & Volley“, “Rovescio a una mano“, “Minitennis” e “Differenze tra superfici di gioco“.

Articolo scritto da Franco Fusè (giocatore e istruttore di tennis) – SEO by Riccardo Tempo

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